Del tempo ritrovato
Più che staccare il giaccio dalle cime, ho dovuto attendere che salpasse le ancore per proprio conto, giacché i porti freddi sono posti terribili per ormeggiare. Ho sostato a lungo sulla terra ferma, forse più a lungo di così vi sostai nella mia infanzia, prima di diventare un navigatore.
Ho avuto modo di riprendere vecchie abitudini e fare esperienze che per mare non si possono inerentemente fare. Il calore di una stufa o del brodo bollente, il calore delle storie dei vecchi lupi di mare - più vecchi di me - e il calore degli abbracci e delle lenzuola.
Tristo colui che miete vite e non grano poiché non sa che la vite si vendemmia e se ne gode in compagnia. Poi capita che sulla nave finisce il rum. Ho imparato un modo per far durare il rum più a lungo, me l'ha insegnato un certo capitano della Royal Navy che giura che aiuta a combattere la noia, l'ammutinamento, il terrore di raggiungere la fine del mare e perfino lo scorbuto. Va preparato a terra poiché alcuni ingredienti sono difficili da trovare per mare, anche se...
- 4 parti di rum
- 5 parti di acqua
- cannella in canna
- miele
- succo di limone o di lime
si fa bollire il tutto e s'imbarca ancora caldo, magari in botti di rovere, dice lui. Tzé, questi inglesi. Io ne sapevo un'altra ma fa lo stesso, magari questa aiuta davvero contro lo scorbuto.
Un capitano non abbandona la propria nave, ma farebbe bene a ricordare che quando va sotto, la nave tira quello che sta sopra. Quindi un capitano furbo farebbe meglio a scappare appena l'acqua lambisce l'albero di maestro.
