mercoledì 25 luglio 2007

Del tempo ritrovato

Più che staccare il giaccio dalle cime, ho dovuto attendere che salpasse le ancore per proprio conto, giacché i porti freddi sono posti terribili per ormeggiare. Ho sostato a lungo sulla terra ferma, forse più a lungo di così vi sostai nella mia infanzia, prima di diventare un navigatore.

Ho avuto modo di riprendere vecchie abitudini e fare esperienze che per mare non si possono inerentemente fare. Il calore di una stufa o del brodo bollente, il calore delle storie dei vecchi lupi di mare - più vecchi di me - e il calore degli abbracci e delle lenzuola.

Tristo colui che miete vite e non grano poiché non sa che la vite si vendemmia e se ne gode in compagnia. Poi capita che sulla nave finisce il rum. Ho imparato un modo per far durare il rum più a lungo, me l'ha insegnato un certo capitano della Royal Navy che giura che aiuta a combattere la noia, l'ammutinamento, il terrore di raggiungere la fine del mare e perfino lo scorbuto. Va preparato a terra poiché alcuni ingredienti sono difficili da trovare per mare, anche se...

  • 4 parti di rum
  • 5 parti di acqua
  • cannella in canna
  • miele
  • succo di limone o di lime

si fa bollire il tutto e s'imbarca ancora caldo, magari in botti di rovere, dice lui. Tzé, questi inglesi. Io ne sapevo un'altra ma fa lo stesso, magari questa aiuta davvero contro lo scorbuto.

Un capitano non abbandona la propria nave, ma farebbe bene a ricordare che quando va sotto, la nave tira quello che sta sopra. Quindi un capitano furbo farebbe meglio a scappare appena l'acqua lambisce l'albero di maestro.

mercoledì 10 gennaio 2007

Pausa

Pausa, è il fiume che diventa foce.
Pausa, è il pesce che nel brodo cuoce.
Pausa, è il legno che diventa croce.

Mi sono preso qualche tempo per riflettere: a volte per mare fa bene, anche se uno si rintana in un porticciuolo al caldo della taverna sovrastante i moli.

Le riflessioni di un uomo solitamente hanno un rapporto segnale rumore piuttosto ridicolo, la gente riflette di continuo e, anche se da qualche tempo1 a questa parte ha preso a farlo più spesso, di rado riporta in forma tangibile le proprie riflessioni.

In ogni caso rieccomi a staccare il ghiaccio dalle cime, ripulire la carena di legno chiaro splendente e prepararmi a levare gli ormeggi per affrontare il mare che da qui sembra tranquillo. I porti del nord hanno qualche inconveniente per le barche ma sono dotati di buone stufe e prelibatezze varie, per il corpo e per lo spirito.

La mia croce si staglia alta dal centro della coperta, le vele ammainate e ripiegate nella stiva dentro i sacchi isolanti, cime pendenti che avrei fatto meglio a ritirare prima ma tant'è, ne hanno passate tante.

Un'altra tazza di grog e ripartiamo.

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1Almeno dai tempi di Johann Gänsfleisch

mercoledì 27 dicembre 2006

Stelle

Aghi di ghiaccio colpiscono l'occhio.

Nostromo, scruta lungi col sestante
per la via del bianco nel manto nero
mirando il segnale della Croce.

Di Croci è pieno il mondo, e sappiamo ormai che ognuno porta la propria.

La chiamano Terra del Fuoco non perché ci faccia caldo - anzi - ma perché doppiando il parco nazionale Cabo de Hornos, passando vicino la costa dell'omonima Isla, specialmente quando la notte è più buia e la nebbia è clemente, quei lembi di terra paiono infuocati da una moltitudine di fiamme sparse, che sono i fuochi che la gente di colà usa per godere di un poco di ristoro e scaldarsi il brodo - chissà se lo fanno anche loro col pesce?

Se vi doveste trovare a solcare quelle rotte, sappiate che è ben difficile districarsi con una bussola di cattiva fattura, perché perfino le stelle preferiscono stare nel firmamento boreale.

Ma voi sapete di poter contare sulla vostra più fidata compagna di viaggio, che è la Croce e che, come tutti, anche il Sud deve portare - a differenza del Nord a cui la porta un enorme e candido cigno.

Lasciatevi condurre sotto braccio da Gamma ed Alfa Crucis verso la terra dei pinguini ed il gioco è fatto.

A questo punto mi sembra bello citare le parole di un altro viaggiatore che le stelle le vede da più vicino di me:

"Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!"
(A. de Saint-Exupéry)

Lui, che su una croce ci viaggiava.

giovedì 21 dicembre 2006

Uccelli

Augelli dall'ali spiegate
al vento d'un pesce le gravi
fratture d'inverno portate
la Croce nell'aere che vi
sostiene e la trasportate
sul desco dell'oste.

Dagli uccelli nell'antica Roma si traevano auspici che di solito erano lieti per l'uomo che infiocinava due o tre oche col dardo. Un po' meno d'accordo erano le oche ma non per questo hanno abbandonato gli antichi Romani. O furono solo fraintese, chissà, potrebbe essere stato tutto un gigantesco equivoco che l'uomo, al solito, scampando l'ennesima Croce, ha voluto ricordare.

Gabbiani per mare sono un buon segno anche se non li si cattura, ché tanto la loro carne è filacciosa e dura. Gabbiani nell'entroterra invece non sono un granché, perché questi simpatici volatili hanno l'abitudine di scorrazzare dove c'è del marcio.

Dopotutto non di soli gabbiani vive l'uomo e quindi auguriamoci, alla moda degli antichi, che tutto continui ad andare per il verso giusto e che la chiglia non veda mai il sole, se non ben salda a riva.

martedì 19 dicembre 2006

Nebbia

Vela, volteggia libera nel vento.
Vela, drappo sospeso tra i pali.
Vela il guardo, questa maledetta.

La nebbia, croce del marinaio, costringe a restare in rada o a muoversi con lume e campanaccio alla ricerca del faro più vicino che lo conduca ad ormeggiare al sicuro. Ma, così simile ai fantasmi, arreca timore e rispetto nell'uomo, attutisce i suoni e confonde la vista.

E trasformando, impasta e rimesta mutando i sensi in un piatto di legno e la realtà in un buon brodo caldo che accoglie, come solo lui sa fare, quel che meglio ci si accompagna.

Il pesce a brodo.